Il settore vitivinicolo europeo si prepara a una fase di profondo rinnovamento grazie al via libera del nuovo “Pacchetto Vino”, una risposta tempestiva alle difficoltà di un mercato segnato dal calo dei consumi e dai dazi internazionali. Il cuore della riforma punta a una decisa semplificazione burocratica, a partire dall’introduzione dell’etichetta digitale: attraverso l’uso di un QR code e di un pittogramma specifico, i produttori potranno fornire informazioni nutrizionali e ingredienti senza appesantire il packaging fisico, evitando traduzioni multiple e il temuto “effetto bugiardino” sia per i vini UE che per quelli destinati all’export.
Parallelamente alla modernizzazione informativa, l’accordo introduce una flessibilità finanziaria senza precedenti nell’uso dei fondi OCM, che per l’Italia valgono circa 300 milioni di euro annui.
La quota di cofinanziamento comunitario salirà, infatti, dal tradizionale 50% al 60% e potrà raggiungere fino l’80% nel caso di investimenti volti all’adattamento dell’azienda ai cambiamenti climatici, estendendo inoltre il supporto economico a settori strategici come l’enoturismo, che potrà ora beneficiare di fondi per la realizzazione di sale degustazione e accoglienza.
Anche la competitività a lungo termine viene rafforzata, portando da cinque a nove anni il limite per le azioni di promozione sui mercati esteri e alzando da tre a otto anni il termine per l’utilizzo delle autorizzazioni agli impianti di nuovi vigneti.
Sul fronte della gestione delle crisi, l’intesa chiarisce che le estirpazioni dei vigneti saranno finanziabili tramite le dotazioni nazionali, proteggendo così i fondi italiani da eventuali prelievi forzosi destinati agli espianti in altri Paesi.
Nonostante l’ampia portata della riforma, rimangono aperti alcuni nodi critici, in particolare riguardo all’inquadramento normativo dei vini dealcolati — per i quali mancano definizioni chiare nelle gradazioni intermedie tra 5 e 9 gradi — e all’incognita sulla durata di queste misure, la cui continuità oltre il 2027 dipenderà dalle future decisioni sulla Politica Agricola Comune.






