Ricerca al Sud: Sbloccati 150 Milioni per Sviluppo e Innovazione

27 Giugno 2025 | Informazioni

Con il nuovo Decreto-Legge Università, il Governo sblocca una tranche fondamentale di fondi per il “Piano Ricerca Sud”. L’obiettivo è potenziare la competitività del Mezzogiorno, creare sinergie con il PNRR e attrarre talenti, con un investimento complessivo che supera il miliardo di euro.

Una boccata d’ossigeno per la ricerca e l’innovazione nel Mezzogiorno. Con l’entrata in vigore del Decreto-Legge Università (DL n. 90-2025), pubblicato in Gazzetta Ufficiale, vengono ufficialmente svincolati 150 milioni di euro destinati alla realizzazione del Piano d’azione “Ricerca Sud”.

Questa misura, attesa da tempo, assegna in via definitiva le risorse previste dall’Accordo per la coesione del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), dando il via a un programma strategico pensato per integrare le politiche di coesione con gli investimenti del PNRR.

Il provvedimento non si ferma qui: autorizza anche una spesa aggiuntiva di 160 milioni di euro a valere sul Fondo FOE per promuovere l’attività scientifica degli Enti di ricerca, con una distribuzione di 40 milioni per il 2025 e 60 milioni per ciascuno degli anni 2026 e 2027.

Il “Piano nazionale ricerca per lo sviluppo del Sud 2021-2027”, noto come Piano Ricerca Sud, non è solo un’iniezione di liquidità, ma una strategia a lungo termine con obiettivi chiari e ambiziosi. L’intento è quello di trasformare il Mezzogiorno in un polo di eccellenza, capace di competere a livello nazionale ed europeo.

I principali traguardi del piano includono:

  • Rafforzare le capacità di ricerca e innovazione nelle aree della ZES unica del Mezzogiorno, in linea con la transizione verde e digitale.
  • Attrarre talenti e competenze, favorendo la mobilità di ricercatori, anche dall’estero, verso le università e i centri di ricerca del Sud.
  • Potenziare il capitale umano dedicato alle infrastrutture di ricerca.
  • Promuovere la nascita di spin-off e start-up innovative localizzate nel Mezzogiorno.
  • Stimolare la collaborazione tra il mondo accademico e quello industriale, favorendo lo sviluppo di competenze specializzate e la transizione industriale.

Per tradurre questi obiettivi in azioni concrete, il Ministero dell’Università e della Ricerca ha delineato tre indirizzi strategici fondamentali:

  1. Potenziare gli Asset della Ricerca: Si punta a rafforzare le infrastrutture di ricerca esistenti e a sviluppare nuove filiere produttive ad alto contenuto tecnologico, con un focus sui settori chiave della Piattaforma STEP (digitale, tecnologie pulite, biotecnologie). L’obiettivo è portare i progetti da un livello di maturità tecnologica (TRL) medio-basso a uno avanzato, pronto per il mercato.
  2. Rafforzare le Catene del Valore: L’azione mira a creare un ecosistema dell’innovazione solido e interconnesso, che metta in rete università, centri di ricerca, imprese (in particolare le PMI), incubatori e acceleratori. Si sosterranno progetti di ricerca applicata e trasferimento tecnologico, incoraggiando pratiche di Open Science per la massima condivisione del sapere.
  3. Valorizzare il Capitale Umano di Alta Specializzazione: Un piano di tale portata richiede competenze adeguate. Per questo, il MUR finanzierà programmi di upskilling e reskilling per formare professionisti capaci di guidare la ricerca e lo sviluppo. Verrà inoltre supportata la creazione e il consolidamento di Technology Transfer Office (TTO), uffici specializzati nel trasferimento tecnologico che aiuteranno a trasformare le idee in imprese, e saranno introdotti strumenti per attrarre dottorandi e ricercatori di eccellenza.

Il Piano Ricerca Sud può contare su una dotazione complessiva di 1,2 miliardi di euro, frutto di una forte sinergia tra diverse fonti di finanziamento:

  • 1.065,6 milioni di euro provenienti dal Programma Nazionale “Ricerca innovazione e competitività” (PN RIC 2021-2027).
  • 150 milioni di euro (quelli appena sbloccati) a valere sulla delibera CIPESS n. 48/2021, destinati agli “Ecosistemi per l’Innovazione nel Mezzogiorno”.

È importante notare una particolarità territoriale: l’Abruzzo, pur facendo parte della ZES unica del Mezzogiorno, non rientra tra le regioni finanziate dal PN RIC, ma potrà beneficiare delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione.

I beneficiari degli interventi sono tutti gli attori chiave dell’ecosistema dell’innovazione localizzati nel Sud Italia. Tra questi figurano:

  • Imprese, con un’attenzione particolare alle Piccole e Medie Imprese (PMI).
  • Università ed enti di ricerca pubblici e privati.
  • Incubatori, acceleratori di imprese e spin-off accademici.

Un dettaglio significativo è la previsione di punteggi aggiuntivi nei bandi per i progetti che favoriscono il rientro di ricercatori dall’estero, un chiaro segnale della volontà di contrastare la “fuga dei cervelli” e rendere il Mezzogiorno un luogo attrattivo per il talento globale.

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